Esperienza allucinante in un pronto soccorso di Roma

«Ieri non l’abbiamo vista. Ci ha fatto preoccupare.»
«Mia moglie non si è sentita bene e quindi abbiamo avuto la brutta idea di andare in un Pronto Soccorso. È stata un’esperienza allucinante che non auguro a nessuno. Vi assicuro che venire a scuola e avere a che fare con voi è meglio.» Il ricordo di quei momenti mi ha messo rabbia e mi è venuta una gran voglia di lamentarmi e di inveire: «Ma chi ci governa si rende conto delle condizioni di disagio e dei disservizi in cui versano i malati? Di come sono costretti ad attendere per ore e ore una visita? Ma questi politici del piffero, dove vivono? Forse non hanno mai avuto bisogno di un Pronto Soccorso, forse si fanno curare a pagamento e quindi non si rendono conto che i continui tagli operati dagli ultimi governi, nazionali e regionali, hanno determinato una vergognosa situazione della rete ospedaliera che, ormai, è collassata.» Mi sono ricomposto e ho proseguito con tono più calmo: «Non è che voglio per forza buttare discredito però capite che io e mia moglie siamo entrati in ospedale che era giorno e pioveva e siamo usciti, oltre quindici ore dopo, che era notte fonda.»

La città dormiva ma dietro i palazzoni scuri e spenti l’orizzonte già iniziava a sfocare in una tonalità più chiara, quella dell’alba imminente. Il freddo faceva anchilosare le dita e l’aria gelida s’infilava sotto il giaccone, penetrando nelle ossa, ma le smorfie sul viso non erano dovute al freddo pungente, bensì al disgusto per tutte quelle ore trascorse, fatte di stanchezza, d’inaccettabili e interminabili attese, di lamenti di pazienti abbandonati in barelle accostate alla parete di un corridoio, di situazioni non degne di un paese civile.
Mentre lungo la strada deserta e silenziosa, spazzata dal vento, a rapidi passi, raggiungevamo l’automobile, un improvviso flashback mi ha fatto rivivere le immagini dei telegiornali di qualche anno prima e mi sono tornate alla mente quelle spese pazze di Franco Fiorito, l’ex capogruppo del PDL in Regione Lazio, e quel piano miracoloso della governatrice Renata Polverini che da un lato chiedeva sacrifici ai cittadini, con tagli ai servizi sanitari, e dall’altro, con leggi e regolamenti, regalava fiumi di denaro ai gruppi e ai consiglieri della regione. E dietro la cortina fumogena delle belle parole si chiudevano gli ospedali, si riducevano i servizi e si tagliavano i posti letto, mentre milioni di euro erano intascati dai consiglieri, con stipendi doppi rispetto a quelli dei loro colleghi della Lombardia.
I politici, per esigenze di bilancio, hanno messo a rischio il diritto fondamentale alla salute ma lo stesso rigore mica lo hanno applicato anche a loro e questo è uno schiaffo alla povera gente che non può neanche più curarsi.

G. D’Angelo