La bella Italia della gente comune (Capitolo 3)

Leggi il primo capitolo: La bella Italia della crisi
Leggi il secondo capitolo: La bella Italia dei politici

L’ex dipendente ascoltava apparentemente distaccata, senza dissentire, concentrata sul bicchiere che di tanto in tanto portava alle labbra che nervosamente mordicchiava.

Anche se col tempo aveva imparato ad assumere un atteggiamento quasi indifferente, nulla o quasi la meravigliava più, a un tratto e inaspettatamente, non controllando più l’irritazione, sbottò e con disprezzo e fermezza si rivolse al politico.

Lei con il suo comportamento ha permesso a parole come deficit, spread, pil, derivati di entrare come veleno nelle nostre esistenze.

Quando distribuiva, ai suoi amici, inutili posti di lavoro oppure forniva finanziamenti pubblici a pioggia considerava il problema del debito pubblico? Oppure, con miopia, pensava che tanto riguardava e se ne sarebbe occupato solo la prossima generazione?

In tutti questi anni avete sperperato i nostri beni e quelli dei nostri figli e solo dopo che l’Europa vi ha dettato dei paletti siete intervenuti ma, anziché eliminare gli sprechi e i privilegi, siete stati capaci solo ad aumentare le tasse innescando e aggravando la crisi. Con meno soldi in tasca gli italiani sono costretti a spendere meno e le imprese vendendo meno mettono in cassa integrazione oppure addirittura chiudono aumentando la disoccupazione e la povertà.

La disoccupazione giovanile ha raggiunto dei livelli da record anche perché in passato avete mandato in pensione gente a 40 anni e, adesso, per compensare e ripianare i conti siete obbligati a portare l’età pensionabile a 67 anni. Così i vecchi, che una volta si vedevano seduti sulle panchine a leggere il giornale, ora stanno in fabbrica a lavorare mentre i giovani gironzolano nei giardinetti nullafacenti.

Quando prendevate certe decisioni pensavate anche alle conseguenze? Vi rendevate conto dello stato delle cose?
Ma purtroppo i problemi, finché riguarderanno solo la gente comune, non li potrete mai capire appieno. Un disagio può essere affrontato e risolto solo se conosciuto e vissuto in prima persona.

Voi utilizzate solo treni ad alta velocità seduti comodamente in poltrone di scompartimenti puliti con aria condizionata e non conoscete quelli quasi sempre in ritardo dei pendolari ammassati come bestie in vagoni insufficienti.

Incolonnata sul GRA, mentre affrontavo l’ennesima odissea quotidiana di traffico, vi vedevo passare in auto blu, in corsia di emergenza, mentre un uomo della scorta sventolava la paletta dal finestrino. Sorpassavate tutti con indifferenza e pieni di boria senza neanche immaginare il fastidio di rimanere bloccati.

Ebbene si, sole, mare e pizza. Avevamo una nazione meravigliosa ma dei delinquenti, sciacalli e corrotti ci hanno tolto tutto lasciandoci un paese malato e indebitato.

Inquinamento, rifiuti, degrado, sporcizia. Zone dell’Italia diventate la pattumiera dell’Europa con discariche abusive di veleni industriali di ogni sorta. Il tasso di mortalità tumorale accresciuto, i morti, che ogni giorno vengono pianti dai loro cari, sono vittime di uno Stato colpevole di non aver saputo fronteggiare l’inquinamento e l’illegalità.

All’improvviso posò sul tavolo il bicchiere che fino a un attimo prima, presa dall’eccitazione, aveva agitato e inaspettatamente si zittì.
Avrebbe voluto continuare, parlare dell’errore e colpa degli italiani di aver sempre votato per interesse favorendo, alla figura del buon padre di famiglia, le figure degli imbonitori che promettevano di tutto, oppure della “luce in fondo al tunnel” di cui sentiva parlare già dal 2009 e che oggi, nel 2014, stava ancora lì, sempre in fondo al tunnel, oppure della filosofia “mangia e fai mangiare”, alla base dell’immenso sistema clientelare che ha alimentato la macchina del consenso e spolpato fino all’osso l’Italia.
Ma sapeva che le sue erano solo parole al vento di una persona qualunque e quindi sorridendo amaramente si alzò e se ne andò senza neanche salutare.

Come un naufrago butta, nell’immenso oceano, il suo messaggio di aiuto, chiuso in una bottiglia, con la speranza remota che un giorno possa essere letto, così lascio queste parole nel web col il desiderio altrettanto remoto che un giorno possano lasciare un segno nell’attenzione di chi ha nel cuore il destino della nostra bell’Italia.

G. D’Angelo