Descrizione
La basilica ha un ampio porticato di accesso, in cui sono stati raccolti reperti venuti alla luce durante varie stagioni di scavo.
Il portale mediano della chiesa, che ha un bel contorno marmoreo di età classica, è chiuso da preziosi battenti di porta in legno di cipresso, riproducenti in rilievo scene dell'Antico e del Nuovo Testamento.
L'interno, luminoso, grande e solenne è diviso in tre navate da divise da due file di dodici colonne di marmo scanalate con capitelli corinzi. Sopra le arcate, per tutta la lunghezza della navata centrale, vi è un rivestimento di marmi policromi.
Della originaria decorazione del V secolo resta solamente una grande fascia a mosaico con un'iscrizione in lettere oro su fondo azzurro che ricorda che la fondazione della chiesa avvenne sotto il Pontificato di Celestino I da parte del prete dalmata Pietro d'Illiria.
I mosaici absidali furono invece asportati e al loro posto fu riprodotto da Taddeo Zuccari con la tecnica dell’affresco lo stesso tema del Cristo seduto in mezzo agli Apostoli.
Verso il fondo della navata centrale si può ammirare la Schola Cantorum del IX secolo ricostruita nel 1936 con lastre e frammenti dei pilastri e dei plutei originari.
Nella navata destra si trova un curiosa reliquia sorretta da una colonnina, una pietra nera che la tradizione vuole sia stata lanciata da Satana contro san Domenico per distoglierlo dalla preghiera. Poco oltre si apre la cappella di San Giacinto. Fu fatta costruire dopo il 1594, anno in cui il Santo venne canonizzato. La cappella è affrescata da Federico Zuccari, con all’altare una pala di Lavinia Fontana raffigurante la Vergine e S. Giacinto.
Di fronte alla cappella di San Giacinto, nella navata sinistra, vi è la cappella dedicata a Santa Caterina progettata da Giovanbattista Contini con pitture realizzate da Giovanni Odazzi. Gli affreschi rappresentano scene di vita di Santa Caterina e, nella cupola, la Gloria della Santa in Paradiso.
Sull'altare è posto il dipinto "Madonna del Rosario assisa in trono con ai lati San Domenico e Santa Caterina" capolavoro del 1643 di Giovanbattista Salvi detto il Sassoferrato.